L’uno padrone s’accinge
a ceder lo scettro a chi lo insegue…
I tempi stanno per cambiare,
il secondo millennio s’appresta a morire.
Un fatto o evento qualsiasi
aspira di essere il primo.
Come corrono le nostre vite,
tutti invecchiamo di mille anni, io pure!
Le nostre menti irrorate
da mille anni di scoperte e di riuscite
sintetizzano tutto in poche frasi
che meglio è affogare nel vino.
Io potrò dire: ”Per mancanza di doti
persi la gioia, la felicità, l’amore!
e ripiombai nelle tenebre”.
Avevo gioito d’una passione
ma tutto è ora passato;
avevo veduto e ridiventavo cieco.
Impazziscono tutti gli orologi,
del giorno par che cambi il colore,
il secondo millennio diventa cenere,
il terzo bussa al portone:
non si può più sbarrare il suo passo,
l’uomo non può, è più d’un divieto.
Commiato lacrimoso del ‘900
sono le guerre che l’han infangato;
sono le morti ingiuste dei giusti;
è l’atomica esplosa e quelle
in attesa di detonare…
sono gli attori, son gli spettatori.
Cosa mai si costruirà,
s’inventerà, si genererà,
si scoprirà entro altri
dieci secoli di umanità?
Chi potrebbe far previsioni almeno?
Fra mille anni ne riparleremo!
Forse neanche a tutti noi aggrada
un fine millennio sotto la neve:
par che non nevicherà. Affrancata
è l’ultima lettera fasulla e breve…
A qual ramo non ci si aggrappa
quando si avverte di cadere?